
di Cristian Fiorentino
Anche il quinto e ultimo sabato di maggio ha visto una folta schiera di fedeli riversarsi presso la chiesa di Schiavonea “Santa Maria ad Nives”. La lunga e ampia flotta di devoti all’alba ha raggiunto la comunità marinara mettendosi in cammino, tantissimi rigorosamente a piedi e recitando il Santo Rosario, dal centro storico, dallo scalo e dalle altre frazioni coriglianesi.
Ultimo appuntamento del mese per antonomasia considerato Mariano che è coinciso con la ricorrenza della “Visitazione della Beata Vergine Maria”. Solennità che fa memoria della visita che Maria fece alla sua parente e cugina Elisabetta, subito dopo avere ricevuto l’annuncio dall’Arcangelo Gabriele che sarebbe divenuta la Madre di Gesù per mezzo dello Spirito Santo e che, allo stesso tempo, Elisabetta avesse concepito un bambino che sarà chiamato Giovanni Battista. Il tempio schiavoneoto, dedicato alla Madonna e gremito in ogni ordine di posto tanto da affollare gran parte del sagrato, ha richiamato donne, uomini e bambini/e che, per culto e con cuore, si sono spinti di buon’ora nel luogo consacrato alla “Madre Celeste” per partecipare alla prima Celebrazione Eucaristica della giornata.

Pellegrini ricevuti dal parroco Padre Davide Perdonò con tanto di benedizione e aspersione, prima della Santa Messa, mentre la liturgia sostenuta dai ministranti, è stata preceduta dal S. Rosario e dai canti Mariani dell’esemplare e originale coro parrocchiale. Nel sermone Padre D. Perdonò ha asserito: «Il cammino di maggio è dedicato per tradizione a Maria e il 31 maggio celebriamo la Visitazione di Maria a Elisabetta. Il perché sta nelle letture che la liturgia ci propone oggi tra il brano di Paolo che ci parla della Carità e il Vangelo di Luca che ci propone il Magnificat. Non è un caso che oggi ci siano stati presentati questi testi dal senso specifico. Il vostro partire da casa a piedi, ad esempio, per arrivare qui in chiesa si dovrebbe fare per compiere un pellegrinaggio. Il mese di maggio che termina con l’incontro tra Maria ed Elisabetta ci offre la bellissima preghiera del Magnificat che Luca mette sulle labbra della Madonna come preghiera di compimento. Supplica dove Dio non manda ma si ricorda, compie e realizza. Il Magnificat è una preghiera che ci esprime il compimento dove Dio tiene Fede alla Sua Parola. Il motivo è perché nel grembo di Maria, riconosciuto anche da Elisabetta e da Giovanni Battista, c’è Gesù Cristo ossia Colui che era stato promesso e mandato dal Padre. La lettera di Paolo ai Galati, il brano più antico della sacra scrittura che ci parla della Madonna specie quando dice “Venuta la pienezza dei tempi Dio mandò suo Figlio nato da Donna”, ci apre un ampio scenario. In soccorso ci viene lo Spirito Santo, protagonista del Vangelo di oggi, che inonda e sospinge Maria e che allo stesso tempo illumina Elisabetta dandole la possibilità di riconoscere la Madre del Suo e nostro Signore. L’unico, in effetti, che può aiutarci a comprendere questo grande dono è proprio lo Spirito Santo allo stesso modo di come Elisabetta ha riconosciuto Maria come Madre di Gesù sapendo che era proprio Lei che accoglieva nel suo grembo il Salvatore. “A che debba che la Madre del mio Signore venga a me” dice Elisabetta ed è un insegnamento per noi che dovremmo imparare perché nella nostra vita lo Spirito Santo non è molto presente; eppure, è Lui che muove il tempo che stiamo vivendo. Tempo della Chiesa ma anche dello Spirito. Gesù stesso diceva agli apostoli “Attendete perché è bene che io me ne vada ma non vi lascio soli perché manderà a voi attraverso il Padre lo Spirito Santo che vi farà comprendere ciò che io ho predicato”.

Ed è lo Spirito che dà inizio alla nuova Creazione attraverso il concepimento di Gesù nel grembo di Maria. La Madonna, però, lodando Dio Padre ci insegna attraverso la Visitazione, oltre all’Annunciazione, un aspetto che dovremmo ben comprendere ossia che Dio è e resta sempre Fedele a noi. È una garanzia perché non possiamo fidarci delle nostre capacità e possibilità ma dobbiamo fidarci solo di Lui e porre la nostra vita sotto la Sua Fedeltà. Le parole del Magnificat, in effetti, sono un insieme di frasi pronunciate da Maria esprimendo tutta l’umanità della Madonna. Un’umanità che aspettava il compimento e si fidava di Dio perché lo riconosceva come Padre ma anche come Dio Fedele. Il Magnificat ci dice che Dio vuole entrare nella nostra vita come è entrato in quella di Maria ma Dio aspetta che ognuno di noi sia disponibile, come lo è stata Maria. Il Sì di Maria non era fine a sé stesso per salvare l’anima sua ma il Sì di Maria rappresenta il sì di ciascuno di noi perché ognuno di noi se fa il bene il suo bene ricade anche sugli altri. Diversamente se facciamo il male ricade allo stesso modo sugli altri. L’espressione ma vita è mia e ne faccio quello che voglio è falsa perché non corrispondono per niente all’idea della sacra scrittura. Nella prima lettura, invece, Paolo ci spiega come Maria nella Sua disponibilità e rischiando la Sua vita esprime la Carità, vale a dire l’Amore.

Questi aspetti dovremmo imparare da Maria altrimenti tutte le altre devozioni che non ci toccano il cuore e sono inutili. Maria vive nella Carità e si lascia adombrare e plasmare dalla Carità del Padre. Noi lasciamo che Dio attraverso lo Spirito faccia la stessa cosa? Lo Spirito attraverso il Figlio permette all’Amore di Dio di operare in noi. E noi ci troviamo oggi qua per dare devozione alla Donna che rappresenta la nostra Umanità ma che ha detto il suo Sì e nella Carità con il Padre si dona per noi divenendo Madre di tutti. E Paolo ci invita ad amarci ed avere gli stessi sentimenti vicendevoli come ha fatto Maria nel suo atto nei confronti di Elisabetta ed Elisabetta contraccambia con Amore. La stessa con cui l’Umanità intera dovrebbe accogliere. Maria accoglie il dono del Padre che sarà il Suo Signore. Maria ad un certo punto da Madre, però, diventa Discepola di Gesù perché anche la Madonna farà la volontà del Padre. Anzi, Maria ha fatto più di tutti la volontà di Dio.

Maria ubbidisce alla scuola e alla Sapienza del Figlio. Siamo Cristiani solo se ci fidiamo del Padre e del Figlio e li facciamo diventare Padroni della nostra vita. La più grande preoccupazione, ad esempio per i genitori, è che i figli si vogliano bene. L’incontro tra Maria ed Elisabetta ci insegna anche l’incrocio tra sterilità dell’umanità di Elisabetta, su cui interviene sempre Dio per porvi rimedio, e la fecondità della vita di Dio di una giovane Donna che è Maria. Due mondi che si incontrano la sterilità, su cui il Padre deve intervenire, e la sorgente della vita, attuata attraverso la missione del Figlio. Elisabetta nel Magnificat guarda Maria e Maria invita Elisabetta a guardare Dio perché solo Lui può compiere grandi cose. Il passo del Magnificat “Ha mandato a mani vuote i ricchi e i superbi” si traduce, invece, in colore che si autoproclamano come uomini e donne esemplari davanti a Dio palesando la propria povertà e soprattutto impedendo a Dio di entrare nella nostra Vita. In Maria invece ha visto “L’umiltà della Sua Serva” e ha compiuto grandi cose e continuare a compierle mentre nel finale la Madonna ci sottolinea che “Anche in voi compirà grandi cose” ma solo se noi lo desideriamo». A corredo della solenne benedizione, recitata la supplica alla “Madonna della Schiavonea”. Gli stessi fedeli, rinfrancati dall’omelia e dalla Celebrazione Eucaristica, si ritroveranno ancora nella parrocchia marinara ai piedi di Maria con la stessa devozione nelle due feste di agosto di “Santa Maria ad Nives” e per l’appunto della “Madonna della Schiavonea”.