
di Gennaro De Cicco
A Santa Sofia d’Epiro un convegno di carattere culturale ha aperto, sabato pomeriggio, le celebrazioni del 65° anniversario della primavera italo – albanese, una delle più longeve manifestazioni dell’Arbëria.
La storica ricorrenza è proseguita il giorno dopo con uno spettacolare raduno di gruppi folkloristici, provenienti da tanti paesi arbëreshë.
Nel corso della manifestazione è stata anche ricordata la rivista Dita Jote, magistralmente diretta dal compianto Arciprete Giovanni Capparelli.
Le due iniziative, insieme alle varie Vallje, ovvero la Primavera arbëreshe e la rivista Dita Jote, hanno contribuito nel corso degli anni a sensibilizzare l’ azione di tutela linguistico – culturale degli arbëreshë, a pari passo con le manifestazioni più significative che si svolgevano verso gli anni sessanta nelle varie comunità arbëreshe: il V centenario della morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Skandebeg; le celebrazioni del 150° Anniversario della nascita del poeta Girolamo De Rada … ; l’azione di animazione culturale di importanti circoli e riviste culturali: Zgjimi ( Il risveglio), Shejzat (Le Pleiadi) … , Zjarri (Il fuoco), Katundi Ynë (Paese Nostro), Zëri i arbëreshevet (La voce degli italo –albanesi) e altre iniziative … Tutto il resto è arrivato dopo, con “in primis” l’azione attiva dell’UniCal, con i suoi primi laureati in Lingua e Letteratura Albanese e con ulteriori strumenti comunicativi al servizio dell’Arbëria.
I lavori del convegno, egregiamente coordinati da Riccardo Baffa, sono stati aperti dai saluti istituzionali del Sindaco Atanasio Daniele Sica. Subito dopo, l’on. Pasqualina Straface, presidente della terza commissione (sanità, attività sociali, culturali e formative, minoranze linguistiche) ha relazionato sulla legge regionale n° 15 del 2003 per la tutela delle minoranze linguistiche: “salvaguardare e promuovere il patrimonio culturale delle minoranze linguistiche presenti sul territorio calabrese”. Gl interventi sono proseguiti con Francesco Altimari, docente di Albanologia presso l’UniCal, che ha offerto al numeroso pubblico presente in sala un’ampia informativa sulla progettualità congiunta fra Italia / Albania, , relativa ai Riti arbëreshë della Primavera (MOTI I MADH). Una serie di tradizioni consolidati nel tempo in Arbëria, che potrebbero essere inseriti nel “patrimonio Unesco”.
Il Papàs Giuseppe Barrale, studioso Arbëresh, Rettore del Santuario Diocesano dei Ss Cosma e Damiano in San Cosmo Albanese, invece, si è soffermato sull’importante ruolo della chiesa per la salvaguardia dell’identità arbëreshe. Gli interventi sono proseguiti con la professionale lettura sulla “Ballata della Besa” (Costantino e Garentina), da parte di studenti dell’Università Orientale di Napoli e con l’esplicitazione a cura di Maria Teresa Conte (docente, consigliera comunale) sulla propagazione del folklore arbëresh di generazione in generazione, attraverso il caso del gruppo folk “Shkiponjat”.
Successivamente, sono stati presentati e descritti da Francesco Scorza, docente di Arte e Immagine, alcune varianti dell’abito arbëresh del territorio ed è stata illustrata la tradizione del canto polivocale arbëresh di Santa Sofia d’Epiro da parte di Federico Baffa, ricercatore laboratorio di albanologia Università della Calabria. Prima dei saluti finali ed i ringraziamenti a nome del Comitato organizzatore da parte di Padre Radu Dan Muntean, una serie di foto e di video a cura di Francesco Paolo Lavriani hanno fatto da epilogo alla serata offrendo una visione finale sugli eventi e sui personaggi relativi alle tante edizioni della Primavera arbëreshe. Ovviamente, non sono mancati gli intermezzi musicali, artisticamente proposti ed elaborati da Angelo Bobo Conte.