
Le foto sono di Mario Madeo
di Cristian Fiorentino
Una due giorni di successi per la neo-compagnia di teatro popolare “La Terza Quinta”. Lo scorso 8 e 9 maggio, infatti, presso il teatro “Metropol” di Corigliano, la magistrale interpretazione della novella commedia in dialetto coriglianese, intitolata “Affruonzi e Bommina” ovvero “Rua Schijetti Ranni”, ha confermato anzi superato le aspettative della vigilia.
L’atteso appuntamento con la commedia in vernacolo è stata, in effetti, una costante ascesa di partecipazione e affermazioni. Agli spettacoli serali si sono aggiunti quelli al mattino per le scuole per studentesse e studenti a cui, come auspicato dai promotori dell’opera, il progetto per alcuni versi è stato anche indirizzato.

Tra le intenzioni del collettivo popolare “La Terza Quinta”, oltre a quello di divertirsi e divertire, c’è proprio quell’amore per le proprie origini e tradizioni coriglianesi, connesse al suo dialetto, da tramandare anche grazie a questi avvenimenti alle nuove generazioni. Attraverso la riscoperta di vocaboli ed espressioni caratteristiche, anche un po’ disusate, la compagnia mira al rilancio della propria storia e al rilascio di un rilevante patrimonio. Anche il dialetto, parlato o scritto che sia, è parte integrante del dna di una popolazione e ha bisogno di nuovi impulsi per restare vivo e rigenerare nuovi interessi. Rappresentazione scenica, in due atti, stilata a quattro mani e diretta dai registi Francesco Celestino e Francesco De Gaetano.

“Accamalapena ispirata ai Promessi Sposi”, recitava lo slogan sul manifesto, per una trama incentrata su due protagonisti: “Affruonzi e Bommina”. I “Renzo e Lucia” coriglianesi, nella storia abbastanza grandi e vaccinati, hanno dovuto dribblare mille difficoltà, patemi e stereotipi del tempo prima di arrivare a maturare una decisione imprevedibile. Il colpo di scena finale a sorpresa non è stato il matrimonio ma bensì una più moderna convivenza rispettando comunque il famoso detto e vissero felici e contenti. Opera impregnata da una trascinante ilarità e resa anche più gustosa anche dall’alchimia col dialetto arbereshe. Spettacolo, patrocinato da Fita e Comune, e che ha visto nel cast attori amatoriali ma navigati e dal pregevole valore professionale.

Delegati provinciali della Fita che, oltretutto, a fine spettacolo della prima hanno dato il benvenuto alla stessa compagnia jonica omaggiandola con tanto di targa. Dopo i trionfi raccolti in altre commedie, tuttavia, si sono ben distinti tra gli attori, grazie alle loro acute performance, F. De Gaetano, nel genuino ruolo di Affruonzi Cazzuola, Carmelina Sapia, nelle vesti di Bommina Cardarella, Giovanni Campana nei panni di Do Giggini. Non da meno il contorno della commedia vivificata da Valeria Oranges, nella parte di Sisina, Annabella Oranges nel ruolo di Ghelina, Franca Avolio in Cicchina, Carmen Curti, nella “sui generis” Suor Clementina e i due Bravi incarnati da Gennaro Celestino e Francesco Gammaro.

L’’istrionico Mario Amica, nelle vesti dell’avvocato Schijattapirrizzi, è tornato invece sul palco dopo ben venticinque anni e non ha tradito le attese. Insieme agli amici e interpreti di una vita ha sposato con grande slancio questo progetto offrendo alla scena un tocco e un ricamo in più. Bene l’ingresso di giovani volti e nuove leve che hanno ben esordito.

La compagnia teatrale “La Terza Quinta”, chiamata così in onore della quinta fila centrale del palcoscenico, ottima per la visualizzazione al centro della scena ma che controlla il retroscena a trecentosessanta gradi, grazie alla sceneggiata “Affruonzi e Bommina”, ha fatto il pieno di critica e consensi guardando già ai prossimi impegni. Il sodalizio teatrale coriglianese, prima di mettersi al lavoro per le prossime opere, dovrebbe riproporre la stessa commedia in estate per continuare ad elargire allegria, anche a turisti e emigrati di ritorno dalle ferie in paese, secondo il tradizionale canovaccio del vernacolo coriglianese.