
di Domenico Turano*
Un convegno di portata nazionale nei contenuti ha preceduto di un solo giorno la ricorrenza dell’Anniversario della Liberazione della nostra Repubblica, dal titolo “Movimenti e Associazioni Civiche – Centro e Sud Italia – Insieme per scegliere”.
Ha avuto luogo nella Capitale, la mattina del 24 c.m., presso il Palazzo Grassi in Via Merulana, con la partecipazione di numerosi personaggi politici locali che hanno rappresentato quasi la metà delle Regioni d’Italia, lumeggiando ciascuno sintetiche opinioni al riguardo, nonché interesse e specifica volontà del proprio contributo. Tale ambizioso progetto – nel quale i soci fondatori e già numerosi simpatizzanti, credono fermamente – è stato già divulgato in precedente convegno appena tenuto a Milano nel marzo scorso.

La crisi dei Partiti e la scarsa partecipazione a sostenerli
L’iniziativa di tale progetto, così come è stato, in sintesi, evidenziato dagli organizzatori del Convegno, scaturisce dal vivo desiderio e dalla forte ambizione di dare una positiva spinta alla politica a tutti i livelli, partendo dal basso, senza mai pensare di sostituirsi ad essi o remare contro il sistema dei partiti tradizionali. Si percepisce che l’intento fondamentale è quello di esserne vigili sentinelle, sostenitori di idee, di progetti e rappresentare, con tempestività e fermezza i bisogni differenziati delle varie classi sociali della Repubblica. È stato messo in luce – come nei numerosi qualificati interventi, che insieme alla scomparsa dei partiti tradizionali della prima Repubblica, anche in questa seconda che sembra già denominarsi terza Repubblica – sia stata sottovalutata, ovvero trascurata per involontarie leggerezze, l’individuazione e la relativa adeguata formazione di quella auspicata “nuova classe dirigente”. La disaffezione alla politica degli adulti e la scarsa volontà dei giovani ad avvicinarsi ad essa, ne sono state e continuano ad esserne le tangibili conseguenze, pagandone un caro prezzo sia la classe politica e sia il popolo da essa rappresentato.
Come dare fiducia agli elettori
Occorre fare opera di convincimento per recuperare gli elettori a credere nuovamente nella Politica con la ‘P’ maiuscola e fare entrare così gli adulti e anche i giovani nelle cabine elettorali per il tanto sbandierato dovere civico. Far modificare inversione di tendenza ci vuole coraggio, passione e professare la buona politica, come in una missione che, qualcuno, nel suo intervento, ha osato definito “essere una malattia contagiosa” e che – nonostante la sua veneranda età – ha ribadito e rimarcato di esserne ancora affetto e pronto a contagiare più persone possibile: Lui – ha rimarcato – che c’è e partirà nuovamente dalle periferie romane come ha fatto mezzo secolo fa, arrivando ad assolvere vari incarichi in Consiglio comunale e poi anche in Consiglio regionale.

La politica chiassosa, litigiosa e piena di burocrazia che allontana
È stato sottolineato che la politica chiassosa, litigiosa e farcita di eccessiva burocrazia allontana la gente dai pochi partiti tradizionali e, soprattutto, dalle urne perché non si sente rappresentata da una tale classe dirigente che trascura i bisogni del popolo, specie dei giovani ai quali si chiede di mettere su famiglia, da tempo sollecitati dal “degrado demografico”. E il veterano della politica romana, ha suggerito che occorrono individuare pochi temi da portare avanti; quattro temi fondamentali comuni proprio ai giovani, da rappresentare nelle sedi competenti, nei modi e termini idonei e che sono: 1) lavoro; 2) casa; 3) servizi; 4) sicurezza, tutti da sottrarre all’asfissiante burocrazia che allontana gli adulti e non fa avvicinare i giovani. Lavorare sulle cause dell’astensionismo a cui è concatenata la crisi dei partiti stessi, con la complicità delle leggi elettorali modellate a esigenze contingenti.
Come e dove intercettare le esigenze delle persone – Movimenti e Associazioni Civiche sul Territorio
Intercettare tempestivamente le esigenze delle persone, se non addirittura anticiparne quelle future, è compito della politica, del politico di turno, dell’amministratore capace e sensibile a percepire e a raccogliere le esigenze della collettività, segnalandole a chi di dovere. La politica nazionale è, per varie ragioni, lontana dal territorio e dalle sue esigenze e problematiche. La stampa, i mezzi di comunicazione e di informazione possono segnalare l’evento ma non basta: occorre lavorare fondamentalmente sulla prevenzione, sulla programmazione, sulle esigenze della collettività che maturano, si evolvono e si amplificano con rapidità e con la stessa rapidità diventano obsoleti o cambiano pelle; occorre agire di anticipo e non abbandonare il proprio cervello nelle mani dell’Intelligenza Artificiale, mostro invisibile gestito da algoritmi limitati nel tempo e nello spazio.
Solamente chi vive e conosce il territorio, specie le periferie delle grandi Città, potrà riferire all’Organo politico, in primis, le varie problematiche ed esigenze man mano che vengono rilevate, senza aspettare che diventino problema sociale o si incancreniscano.
Il nuovo mondo dei Movimenti e Associazioni Civiche a livello nazionale, non esclusi le migliaia di Comitati di Quartiere, saranno la preziosa linfa prossima dei Partiti tradizionali e di quelli che verranno, supportandoli il più possibile e incalzandoli quando opportuno, senza alcuna velleità di sostituirsi ad essi.
Tale è il pensiero dei fondatori e di quasi tutti i convegnisti che mi piace citare per luogo di provenienza, sperando di non dimenticare nessuno: Lombardia, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Calabria.
Una iniziativa lodevole e coraggiosa questa di tornare a fare politica alla vecchia maniera, partendo dalla base, confrontandosi e ascoltando con/gli abitanti delle periferie, dei borghi, dei quartieri emarginati, coinvolgendo tutte le persone, col dovuto rispetto nelle singole diversità ideologiche, ma simili – di massima – nelle dinamiche dei bisogni umani, anch’essi diversi, plurimi e personali, con lo sguardo a 360º.
*Generale di Brigata della Guardia di Finanza
