
di Cristian Fiorentino
L’atmosfera che in questi giorni ha accolto il simulacro di San Francesco di Paola per il territorio Coriglianese è stata sicuramente calda e carica di emotività. La Peregrinatio che da domenica scorsa ha toccato prima le contrade dell’hinterland e poi lo scalo, Schiavonea e il centro storico hanno rinnovato l’enorme Fedeltà che i coriglianesi custodiscono nel Santo Patrono.
L’ospitalità riservata al “Primo Cittadino” si è contraddistinta in tanti momenti autentici e ben predisposti. I bimbi vestiti da marinaretti all’interno del vascello per accompagnare l’effigie tra le vie del borgo marinaro ne sono solo un esempio. Non è passata inosservata neanche la dedizione alle funzioni religiose del nuovo Padre Superiore dei Minimi del santuario coriglianese Padre Ivano Maria Scalise. Durante le processioni, in effetti, Padre Ivano ha voluto fermarsi in molti punti per benedire con la reliquia ossea del Santo soprattutto i bambini delle scuole e gli anziani. In perfetto stile Minimo ha guidato il Santo, sempre ben scortata dall’alacre gruppo dei portatori della statua, laddove era più necessario. Come nel caso delle frazioni tra cui Thurio e i suoi residenti feriti della piena del Crati poche settimane fa.

Ma ogni devoto di Corigliano potrebbe raccontare il suo rapporto con San Francesco di Paola e mille altre storie che si perdono nel tempo perché come lo stesso Padre I. M. Scalise ha ribadito, nel prologo della Messa Solenne del 25 aprile mattina, citando Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini dell’ordine dei Minimi: “Se i paolani S. Francesco ce l’hanno nel cuore i coriglianesi lo portano nel dna”. La liturgia del 25 aprile, tuttavia, è stata anticipata da altri periodi attesi: il ritorno dalla peregrinatio dallo scalo, con sosta presso la chiesa dei Santi Martiri coriglianesi “Nicola e Leone”, e da Schiavonea, dove è avvenuta la benedizione sulla spiaggia della “Gente di Mare” e lancio della corona per i “Caduti in Mare” e successiva tappa presso la chiesa “Santa Maria Ad Nives”. Al ritorno in serata alle porte del centro storico, nel rione Sant’Antonio, ad accogliere il Santo Patrono il consueto bagno di folla. Dopo il discorso dell’Arcivescovo Monsignor Maurizio Aloise, incentrato sulla vera ricerca della Pace “Dalle nostre tribolazioni più intime fino agli scenari mondiali” per cui San Francesco di Paola si pone come testimone da imitare, la fiaccolata ha accompagnato l’effigie sino al santuario. Nel mezzo la sempre affascinante infiorata sotto l’arco di via Via Roma curata dall’associazione Coriglianesi nel mondo, sotto acquedotto da Lui stesso voluto e costruito.

Al rientro nel santuario canto del “Te Deum” e bacio della reliquia “Sacra Canna” con cui per intercessione di San Francesco furono ricacciate le incursioni dei turchi al convento nel 1538. Altra manifestazione molto gradita è stata, invece, vissuta nella serata del 23 aprile con l’omaggio in devozione al Santo Patrono con “Il Quadro in Piazza”. L’idea del devoto Luca Antonio Ferraro ha permesso anche quest’anno di offrire un gigante immagine visiva sulla facciata esterna della chiesa ma soprattutto una frase scritta dal Santo Patrono: “Vedete, fratelli, quanto il buon Dio, ama la pace; amatela, miei cari e conservatela ad ogni costo, evitando odi e discordie perché siamo figli del Dio della pace e della carità”. Il più classico grido “Ebbiva ru Vijecchi” e gli immancabili fuochi pirotecnici hanno accompagnato “Il Primo Cittadino” in tutti i lembi coriglianesi. Come già accennato la Solenne Celebrazione Eucaristica, al mattino del 25 aprile presso il santuario e nel giorno clou dei festeggiamenti in onore Francesco di Paola, si è confermata attesa e partecipa. Coprotagonisti anche di questa mattinata bambine/i che hanno vestito l’abito votivo del Santo affollando con le proprie famiglie diversi ambienti della chiesa e del convento.

Rito accompagnato da benedizione e distribuzione dei panini ai fedeli. L’insigne cerimonia in onore del Santo Patrono è stata officiata dall’Arcivescovo della diocesi di Rossano-Cariati Monsignor Maurizio Aloise. Al suo fianco oltre al Padre Superiore dei Minini Padre I. M. Scalise anche il nuovo correttore della provincia dei Frati Minimi di S. Francesco di P. Padre Antonio Bottino, altri Frati Minimi, Padre Giovanni Cozzolino Superiore uscente, e il clero vicariale. Santa Messa accordata in maniera ammirevole dalla corale polifonica di S. Francesco, assistita dai ministranti e dai portatori della statua. Nella mezz’ora precedente al rito, si è svolto anche il “Matinè” da piazza del Popolo sino al sagrato della chiesa. Frattanto, il sindaco Flavio Stasi ha dato lettura della preghiera al Santo Primo Cittadino accendendo la “Lampada Votiva” mentre la consegna delle chiavi, per il quarto anno consecutivo, è avvenuta nel pomeriggio nel palazzo di città a piazza del Popolo. Padre Ivano Maria Scalise nel suo messaggio di benvenuto ha rimarcato: «San Francesco di Paola è la Mappa del tesoro su cui bisogna trovare i punti chiave che conducono a Gesù. I Segni del suo passaggio a Corigliano sono testimonianze autentiche di una comunione con Gesù. Sempre al fianco della popolazione coriglianese spiritualmente e secondo le esigenze dettate da situazioni difficili del tempo. Il miracolo dell’acqua è stato un richiamo alla vita e alla Fede. La vera devozione sta nelle opere buone lasciate da San Francesco a Corigliano. Il Santo non condanna ma richiama alla conversione e all’essenziale di una vita semplice e pulita. Una Sua esortazione è sempre stata “Date ai vostri figli il bene e la Pace perché senza Pace non c’è tranquillità”. Francesco ha lavorato per la Pace che si acquista a caro prezzo sapendo però rinunciare a qualcosa. Da questa Celebrazione Eucaristica accogliamo la Mappa di San Francesco di Paola sapendola seguire e ispezionare per arrivare al vero Bene utile a tutti”. E sulla stessa lunghezza d’onda si è pronunciato il correttore provinciale Padre A. Bottino che oltre a dichiarare la familiarità con i coriglianesi ha invocato lo Spirito Santo per attuare gli insegnamenti del Santo Patrono: «Basterebbe pronunciare il nostro si uscendo da questa Celebrazione per mettere in pratica la Pace che ci insegna Francesco». L’Arcivescovo M. Aloise, salutando religiosi, confratelli, autorità civili e militari presenti, confraternite, ha aggiunto: «Oggi viviamo un ponte speciale tra cielo e terra. Un momento di Festa e comunione insieme. Ringrazio Padre Ivano per gli spunti offerti sul tema della Pace. La presenza di ognuno di noi oggi è Segno di Comunione Viva intorno all’altare del Signore grazie a San Francesco: Minimo tra i fratelli. Dio lo ha esaltato per l’umiltà che ha incarnato. Gesto che ha aperto il cuore a Dio. Isaia, nel primo brano, oggi ci ha mostrato la Speranza che è il sogno di Dio trasformando ciò che è spento in ciò che è vivo, attraverso la Via Santa del riscatto. Il Vangelo ci svela, invece, chi sono i piccoli: sono coloro che si lasciano amare da Dio perché la mitezza e l’umiltà sono la forza di Dio. La Carità senza amore, invece, perde tutto il suo senso. Il gesto più eroico senza amore è nulla. Viceversa, la Carità trasforma tutto in vita. San Francesco per essere più vicino a Dio e agli uomini ha fatto sua la Carità. Lui Luce nel suo tempo fatto di tenebre. Lui non appariva, al contrario di quella che è l’attuale cultura. Ecco perché la gente ieri come oggi lo cercava e lo cerca ancora. Se vogliamo porre un freno alle divisioni dobbiamo iniziare a fare nostro quello che il Santo ha predicato. Ad iniziare dalle piccole cose quotidiane e dalle guerre interiori che portiamo nel cuore altrimenti sarà un fallimento. Solo la Pace del Cuore darà la Pace nel mondo. La vera gioia nasce quando scopriamo ciò che ci unisce e ci accomuna. Gioire del bene degli altri, ad esempio, è un’esortazione provvidenziale. La Santità è amare e lasciarci amare da Dio e da questo Amore imparare ad amare gli altri. Un piccolo gesto allarga il cuore perché se fatto per amore diventa eterno. San Francesco come Ambasciatore della Pace, predicando definiva la Pace Santa Mercanzia che merita di essere comprata ben cara ma rende tutti più ricchi. Francesco ci chiede di cambiare concretamente e di vivere per l’Amore e di tornare a fiorire. Anche Papa Giovanni Paolo II, in un suo discorso, ha posto in risalto i concetti di Carità, Umiltà e Bontà nella consanguineità di San Francesco legata alla nostra terra. Cancellando l’omertà e tante altre storture la terra di San Francesco e nostra potrà essere capace di esprimersi. Terra capace di essere spontanea e accogliente, capace di rialzarsi, bellissima ma a patto che sappiamo davvero amarla: perché solo l’Amore non avrà mai fine». Festeggiamenti conclusi al meglio tra funzioni religiose e civili con i dovuti plausi da ripartire per l’impegno e la costanza non solo alla comunità Minima, guidata da Padre Ivano Maria Scalise, ma anche al consiglio pastorale e alla commissione festa parrocchiale.