
di Cristian Fiorentino
Tra le varie e sentite funzioni della Settimana Santa, a Corigliano ha sempre il suo particolare fascino quella legata ai “Vattienti”. Nella notta profonda del Venerdì Santo, intorno alle 4, dalla chiesa di Santa Maria, anche quest’anno, si è incamminata la processione composta da due ali di confratelli e consorelle con al centro un uomo votato a portare la croce per tutto l’itinerario tracciato.
In testa la banda musicale che ha intonato musiche a tema della Passione di Gesù e dietro all’uomo che ha incarnato il Cristo, rigorosamente scalzo, l’assistente spirituale Don Fiorenzo De Simone, assistito da ministranti e seguito da rappresentanti istituzionali ma soprattutto da tanti fedeli.

Da evidenziare anche quest’anno, nonostante le ore della notte profonda, il freddo e il tempo minaccioso, l’ottima partecipazione tra cui molti giovani, senza contare gli adulti. Don F. De Simone ha recitato e meditato, anche con parti cantate devozionali, tutte le XV Stazioni della Via Crucis percorrendo quasi tutti i lembi del borgo antico coriglianese. Peculiare il passaggio davanti l’ospedale “Guido Compagna”, simbolo di sofferenza e rinascita, e la salita alla chiesa del “Calvario” con le tre cadute sulle scale da parte del principale interprete della cerimonia. Toccate diverse chiese lungo il tragitto, con tanto di soste, tra cui S. Francesco di Paola e Sant’Anna. Altro aspetto, la partecipazione di molti anziani residenti affacciati dalle proprie soglie, finestre o balconi, sfidando l’orario notturno e anche le intemperie, quasi a voler testimoniare un passaggio di testimone intergenerazionale. Unendo tutte le componenti che hanno caratterizzato questa caratteristica e autentica funzione si evince bene l’attaccamento dei devoti alle proprie tradizioni tramandate nei secoli attraverso le varie ere. Anche il rito mistico dei “Vattienti” a Corigliano raffigura un culto del proprio patrimonio in cui la collettività si identifica, rivivendo la Passione del Cristo, e cercando con sacrificio e ossequio di custodirlo e riproporlo con lo stesso sentimento sacro e culturale di sempre.