
di Cristian Fiorentino
È una vera e propria discarica a cielo aperto, ormai da decenni, e certifica una grande e devastante inciviltà. Non è un indovinello ma una triste realtà su cui, nonostante più volte siano arrivate segnalazioni e soprattutto diversi articoli da questo blog, sembra sia calato la resa più assoluta.
Il contesto è identificato, allo scalo di Corigliano, nelle arterie stradali interne che da contrada San Francesco d’Assisi, sia da via Santo Stefano che da zona Cardame, portano a contrada Brillia. Sconfortanti sono le cataste di immondizia di ogni genere presenti in diversi punti della stessa zona. Transitando per le due vie indicate, in effetti, è lampante il degrado dovuto a “scaricatori seriali” che, si presume quotidianamente, rovesciano in loco materiali di qualsiasi genere.

L’area periferica in esame è uno dei siti preferiti e “legittimi” per soggetti incivili colpevoli di violazioni ambientali. Non solo i cigli delle suddette strade sono invasi da spazzatura ma anche i canali d’acqua e altre aree come alcuni pontili. Come se non bastasse alcune delle stesse cataste di rifiuti sono state date alle fiamme, deturpando ulteriormente lo scenario presente. Eppure, rispetto ad un tempo, oggi esistono le isole ecologiche dove poter conferire ogni tipo di scarto. Invece, molti preferiscono quella che potrebbe essere ribattezzata come l’isola nera dove ormai da anni prosegue incessante questo tristissimo fenomeno senza risoluzione.

L’unico punto in cui non sono più presenti rifiuti, guarda caso, è dove è stata installata una fototrappola o telecamera. Peccato che nel resto dell’area ognuna faccia come gli pare e soprattutto liberi qualsiasi tipo di scoria desideri. La zona franca di discarica in questione è ormai divenuta storica e sembra non ci siano risoluzioni per ovviare a tale degrado. Lungo le arterie e nei fossati si ritrova di tutto: scarti alimentari, giocattoli, elettrodomestici, materiale di risulta, calcinacci, vestiti, gomme, materassi, mobili, eternit e tante altre immondizie.

Orrendo costume derivante da una spaventosa inciviltà che mette a repentaglio la salute dell’ecosistema e di conseguenza anche quello della gente. Ambienti ampiamente inquinati che necessiterebbero di una seria e ampia bonifica ma allo stesso tempo di sorveglianza di qualsiasi natura. Per osteggiare tale andazzo forse bisognerebbe adottare anche misure più drastiche e severe nei confronti dei trasgressori. Di certo una sola fototrappola non basta visto che nel resto della stessa zona, o in altre periferie, l’indice dei rifiuti continua vertiginosamente a prosperare.

E se è vero che le politiche di educazione ambientali possono essere valide per le nuove generazioni è altrettanto vero che per acciuffare tali incivili necessiterebbe maggiore pattugliamento o servizi di video sorveglianza. Scarico selvaggio di rifiuti che, nonostante le campagne promozionali e le attività in materia, purtroppo non si arresta anzi resta sempre di moda certificando pessime abitudini attuate da diversi soggetti che compiono dei veri e propri reati ambientali.

Lo smaltimento spietato di immondizia provoca, oltretutto, anche seri effetti infettando falde, aria oltre che i terreni. Il tutto in attesa che chi di dovere e competenza prenda in seria considerazione questo scempio per porvi rimedio contro i profanatori ambientali e allo stesso tempo per il risanamento dell’intera area.