
di Giacinto De Pasquale
Sinceramente mi sono commosso fino alle lacrime, questa mattina quando sul piccolo schermo passavano le immagini della diretta di Ten dei funerali di Padre Fedele Bisceglie. Una diretta, da qui un grande plauso al magnifico direttore di Ten Cosenza, Attilio Sabato, per la scelta quanto mai opportuna e importante, che dal primo all’ultimo minuto abbiamo seguito con un nodo in gola e tanta commozione.
Ma il momento davvero fantastico e toccante che ci ha trascinati fino alle lacrime è stato l’uscita del feretro dal Santuario del SS. Crocifisso sul sagrato. Qui tantissima gente ha voluto tributare al francescano un saluto pieno di gratitudine, di affetto e di amore, quell’amore che Padre Fedele in tutti i suoi 87 anni di vita ha dato in egual misura a tutti loro, e a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo.

Gli ultras del Cosenza Calcio hanno intonato cori tra le lacrime, verso chi è stato anche l’emblema dei rossoblù. Come non piangere di fronte a tanto amore e affetto, come non emozionarsi, nel mentre la bara era stata posta nel carro funebre, una donna ha voluto leggere una lettera di ringraziamento verso colui “che mi ha dato una casa e una dignità”.

Padre Fedele era questo, è stato questo. Oggi, ancora di più, il Padre lassù lo accoglierà conscio che il suo Fedele nel gennaio del 2006 fu vittima di una squallida gogna mediatica, che lo portò addirittura al carcere. Solo anni dopo, giustamente, Padre Fedele, venne assolto completamente perchè quella brutta storia del tutto inventata fu una messinscena per interrompere l’opera benefica e umanitaria del francescano.

Forze oscure nel 2005 decisero che era il momento di distruggere l’immagine di questo frate scomodo, perchè troppo prodigo di umanità, assistenza e fratellanza. Il caro amico Antonio Capano sull’Avvenire del 25 gennaio 2006 nel raccontarne la vicenda, scrisse, come suo costume, in maniera prudente, nel rispetto della verità e dell’uomo.

Fu uno dei pochi in Italia che usarono la giusta prudenza nel dare la notizia, ed oggi a distanza di anni sono stati premiati, perchè hanno fatto corretta informazione. Purtroppo, però, la stragrande maggioranza degli operatori dell’informazione all’epoca non ebbero rispetto di nulla e di nessuno, ecco perchè questi “farisei” dell’informazione dovrebbero avere la correttezza professionale e il coraggio di recitare nei confronti del frate cappuccino un immenso e sincero “mea culpa”.

Ma, purtroppo, ben sappiamo che ciò non avverrà mai. Qui di seguito riportiamo la cronaca dei funerali tenutisi questa mattina.
Fonte: www.calabrianews24.com
Una folla silenziosa e commossa si è raccolta stamattina per accompagnare Padre Fedele Bisceglia nel suo ultimo viaggio terreno. Il frate, simbolo di un amore incondizionato per i più deboli e di un legame indissolubile con la città di Cosenza e i suoi tifosi, si è spento all’età di 87 anni, nel reparto di Geriatria dell’Inrca. Le sue ultime settimane sono state segnate dalla sofferenza, affrontata con dignità e forza, come era solito fare, anche nei momenti più duri.

In chiesa, gremita fino all’inverosimile, erano presenti volti di ogni tipo: familiari, amici, cittadini, ultras del Cosenza e anche supporter del Casarano, istituzioni locali, compresi il sindaco Caruso, e soprattutto le tante persone che, nel corso della sua vita, avevano ricevuto conforto e aiuto. Ad accogliere il feretro, semplice come lui, un lungo applauso e uno striscione esposto all’Oasi Francescana che parlava da solo: “Tra ultimi e ultras il tuo esempio vivrà nell’eternità”. Sopra la bara, il Vangelo, una maglia del Cosenza con il suo nome e le sciarpe delle sue squadre del cuore, Cosenza in primis, ma anche Salernitana.
Il cuore grande di un uomo semplice
Padre Fedele non è stato solo un religioso, ma una figura carismatica e controversa, che ha saputo stare accanto agli ultimi senza mai tirarsi indietro, anche quando la vita lo ha messo alla prova. Durante la celebrazione, il vescovo di Cosenza Giovanni Checchinato e Padre Giovanni Loria, Provinciale dei Cappuccini, hanno condiviso parole che hanno scavato a fondo nelle emozioni dei presenti.

Padre Loria, nella sua omelia, ha ricordato il senso profondo della sofferenza e del dono: “Solo l’amore donato e offerto può renderci eterni” – ha detto, sottolineando come la malattia di Padre Fedele sia stata vissuta come una testimonianza silenziosa di fede, non come una condanna. La sua esistenza, ha spiegato, è stata un continuo invito a vedere negli altri, specialmente nei più fragili, il volto di Dio.
Un’eredità fatta di fede, carità e riconciliazione
Durante la cerimonia, è stato letto il testo con cui la Città di Cosenza gli ha conferito il Sigillo d’Onore, riconoscendo il valore della sua opera: dalla fondazione dell’Oasi Francescana all’impegno costante per la giustizia sociale e la solidarietà.
Ma forse l’eredità più grande che lascia non è solo materiale, bensì spirituale e morale. Padre Fedele credeva profondamente nella forza del perdono e nel valore della riconciliazione: “Si deve concedere perdono al fratello per riceverlo da Dio” – amava ripetere. E proprio questo spirito ha attraversato ogni parola pronunciata oggi: l’appello a lasciare da parte divisioni, rancori, malintesi. A chiudere l’omelia, l’invito del celebrante al clero e ai fedeli: “Facciamo ciò che lui ci ha chiesto? Vogliamo essere segno di pace e di bene?”.
Il “frate ultrà” ha lasciato il campo, ma la sua voce e il suo esempio restano forti, impressi nei cuori di chi l’ha conosciuto e amato. Ora, come è stato detto al termine della funzione, “riposa in pace, Padre Fedele, e prega per la tua Cosenza”.