
di Cristian Fiorentino
Un radicato fascino partecipativo ed emotivo ha contraddistinto, anche in questa estate 2025 e presso il borgo marinaro coriglianese, i riti in onore di “Santa Maria ad Nives”. Una miriade di emozioni personali è stata posta da numerosissimi devoti sotto il manto della Vergine Maria. Fedeli attratti da “Maria Santissima della Neve” fin dal preludio dell’alzata del drappo del 5 luglio su via Provinciale.
Onda crescente e costante che ha visto proseguire le cerimonie attraverso il “Novenario”, l’intronizzazione e incoronazione del simulacro, la recita dei Santi Rosari e le Sante Messe quotidiane. Particolare per la comunità marinara anche la giornata del primo agosto, giorno della Solennità di Sant’Alfonso Maria Dei Liguori fondatore della congregazione del Santissimo Redentore.

I Padri Redentoristi, in effetti, dirigono con grande zelo la parrocchia e il santuario della Madonna della Schiavonea ormai da tanti anni. I festeggiamenti della Santa Patrona sono stati condivisi anche attraverso la “Peregrinatio Mariae” per vie e rioni di Schiavonea grazie alla partecipazione di devoti e residenti che per l’occasione hanno agghindato le proprie abitazioni con eleganti coperte e omaggi floreali. Il programma religioso è stato indicato dal parroco Don Davide Perdonò e il resto dei Padri Redentoristi e coordinati dal “Comitato Festa”.

Con impegno e oculatezza è stata allestita la scaletta nei minimi dettagli, compresa la serata della sagra del pesce svoltasi nell’aia della chiesa e resa possibile grazie a volontarie/i che hanno gradito e aderito in buon numero. Plauso agli organizzatori nonché ai dinamici portatori della statua nei giorni dei cortei. Il 5 agosto, nella Solennità di “S. Maria Ad Nives”, caratterizzante il “Matinée” intonato dalla banda musicale “Antonio De Bartolo” che ha accompagnato l’effigie della Madonna anche nelle processioni del 4 e 5 agosto.

Le autorità civili e militari hanno deposto in chiesa dei fiori ai piedi della statua Mariana partecipando alla Celebrazione Eucaristica Solenne unitamente alle religiose e alle confraternite cittadine. Liturgia officiata dall’Arcivescovo della diocesi Rossano-Cariati Monsignor Maurizio Aloise e concelebrata dal parroco Padre D. Perdonò, dal vicario foraneo Don Vittorio Salvati che la declamato il Vangelo e dai sacerdoti della vicaria di Corigliano.

Cerimonia sempre ben coadiuvata dai ministranti e animata dall’eccellente coro parrocchiale, sempre capace di rinnovarsi e proporre nuovi e apprezzati brani. A margine recitata la supplica alla Madonna dallo stesso Vescovo e la preghiera di affidamento dal sindaco della città. Due militari ad hoc della capitaneria di porto, invece, hanno assistito in piedi alla S. Messa davanti la statua della Madonna. Padre D. Perdonò ha ringraziato all’inizio il Vescovo, i confratelli, le forze dell’ordine e i fedeli così come ha fatto Monsignor M. Aloise salutando autorità, civili e militari, religiose, confraternite e tutto il popolo di Dio.

«Che bello sentire il vostro canto e la vostra lode al Signore- ha esordito l’Arcivescovo- perché il Signore ci benedice col dono della Vita rappresentato dai più piccoli. Ci ritroviamo in questa festa annuale come momento di ringraziamento. Ma oggi celebriamo con gioia la memoria dell’elevazione della basilica di Santa Maria Maggiore, la più antica basilica Mariana d’occidente e segno visibile e solenne di amore della Chiesa verso la Madre di Dio. A Schiavonea questa festa assume un tono particolare perché si arricchisce anche della processione al mare. Un gesto semplice ma profondamente simbolico che ci fa sentire S. Maria ad Nives vicina al nostro Cammino soprattutto quando le acque della vita sono agitate. Nella festa di S. Alfonso, tanto caro alla comunità religiosa dei Redentoristi e a questa parrocchia, il richiamo della massima di S. Alfonso “Chi Ama la Madonna Si Salva” è forte e veritiero.

Ricordiamola anche noi questa somma perché ci farà bene. Maria è immagine di un Chiesa che accoglie, anche la nostra festa e la nostra parrocchia. L’elevazione di una basilica, tuttavia, non è mai un evento solo architettonico ma bensì la consacrazione di uno spazio affinché diventi segno visibile della presenza di Dio tra il suo popolo. Dio abita in uno spazio liturgico ma il Verbo di Dio si è incarnato anche nel cuore di ciascuno di noi. E anche questa parrocchia Giubilare dove ci troviamo come quella Santa Maria Maggiore nella capitale, voluta dalla tradizione dalla Vergine stessa con il suo miracolo della neve nel cuore dell’estate romana, è una casa di Misericordia e la casa della Madre. E quando si va a casa della Mamma si sta sempre bene. I bimbi, infatti, quando sono in difficoltà si gettano al collo della mamma. Il Vangelo di oggi ci parla proprio di una barca intesa come: casa in mezzo alle tempeste; una presenza che salva e una mano tesa. Come Maria è stata con i discepoli nel Cenacolo così oggi La sentiamo presente in mezzo a noi. Quando siamo spaventati e affondiamo nel dubbio e nella paura, come Gesù tende la mano a Pietro nel Vangelo così Maria Madre della Chiesa tende la mano verso di noi. Ecco perché riconosciamo Maria Madre della Fede e Madre dell’Umiltà. Nella prima lettura, invece, ci richiama all’umiltà davanti al mistero di Dio. Mosè contestato dai suoi stessi fratelli trova conforto in Dio che lo difende perché ha fiducia in Lui. Ma Maria, Madre di Gesù, non ha mai alzato la voce per rivendicare un ruolo; eppure, il suo Sì ha cambiato la storia. Lei è la Donna del Silenzio e dell’ascolto e se La innalziamo perché sia un modello in grado di essere vista e imitata da tutti. Il Suo è un pio esempio nel servire e nel deporre la propria fiducia in Dio, restando saldi nella Fede anche quando il vento è contrario. Quando capita che il mare sia agitato anche nel nostro cuore, nelle nostre famiglie, con i nostri coniugi, figli, nelle nostre comunità guardiamo la Stella e invochiamo Santa Maria. Lei ci accompagna nella nostra traversata quando il mare è in burrasca e anche tutti noi la prima invocazione che di getto diciamo nei momenti di difficoltà è semplicemente “Mamma Mia”.

Come i discepoli nella notte con il vento contrario anche noi ci sentiamo sballottati tra le onde dell’incertezza e delle paure e delle solitudini. Eppure, Gesù nel Vangelo cammina verso di loro e Pietro vuole raggiungerlo e capisce che deve avere Fede. S. Maria della Neve nella tradizione è la stella del mare che guida nella notte e che guida i naviganti verso i porti sicuri. E anche noi in processione preghiamo affinché Lei ci insegni a camminare sulle acque della vita senza affondare nella paura. Nelle processioni la Fede si fa strada e sono contento di aver appreso che in questi giorni i cortei sono stati un momento di preghiera, di ascolto della Parola nel vero senso Cristiano dei riti liturgici che celebriamo. La processione non è folklore ma è preghiera e cammino per le strade e nelle nostre case. Siamo chiamati a vivere la nostra vita perché c’è bisogno che qualcosa cambi nel tempo e negli ambienti dove lavoriamo e abitiamo. Dobbiamo essere un popolo che si affida e che prende la sua Madre per mano. A Maria dobbiamo chiedere di accompagnarci dove il nostro sguardo non riesce ad arrivare: di salire con noi nelle nostre barche fragili consumate dal mare e dalla salsedine e di restare con noi nelle nostre notti di fatica. Il Signore vuole darci e fare qualcosa di grande nella nostra vita e in quella dell’Umanità ma pochi sono quelli che se ne accorgono, che si fermano per accogliere il dono e lo annunciano portandolo agli altri.

Ogni anno viviamo la festa ma quasi quasi non ce ne accorgiamo. Come diceva S. Agostino “Per paura del Signore che passa” perché rischiamo davvero di non riconoscerlo quando passa perché abbiamo le bende sugli occhi. Bello vedere, invece, al Giubileo dei giovani cinquemila ragazzi e ottomila ragazzi che si alzano per professare il proprio si testimoniando la valenza dell’incontro divenendo missionari. Anche noi dovremmo seguire questo esempio divenendo annunciatori dell’Amore: solo così potrebbe trasformarsi la nostra esistenza. La Chiesa e il mondo non hanno bisogno di persone che assolvono a doveri religiosi esteriori ma come ci ricorda Papa Leone di “Operai desiderosi di lavorare il campo della missione e discepoli innamorati che testimoniano il regno di Dio ovunque si trovino”. Se non siamo innamorati delle nostre missioni lavoriamo male. Non ci servono i cristiani occasionali che ogni tanto danno sfogo a qualche buon sentimento. Pochi sono quelli che sono disponibili a lavorare ogni giorno nel campo di Dio coltivando nel proprio cuore il senso del Vangelo per poi promuoverlo nella vita quotidiana e nei vari ambienti in cui viviamo e a chi si trova nel bisogno. In questa festa di Santa Maria della Neve la nostra preghiera sia semplice. Affidiamoci alla Vergine con il cuore di figli certi e sicuri che Lei cammini con noi anche quando il mare è in tempesta. Che la Madonna della Neve- ha concluso il Vescovo M. Aloise- ci doni la Pace a tutti i livelli ad iniziare dal nostro cuore fino alla Pace tra le nazioni, ci conceda la Fede di cui abbiamo bisogno e la Speranza». Immancabile la benedizione e l’aspersione, tra stupore e volti allegri, di tante/i bambine/i vestite/i di tutte le età con l’abito votivo della Madonna. Nel pomeriggio, la statua della Madonna della Neve ha raggiunto il porto, e dopo la meditazione recitata si è tenuto il corteo della statua sul lungomare Cristoforo Colombo. In effetti, causa le incerte condizioni meteo, è stata annullata l’attesa processione nel tratto del mar Jonio coriglianese. Da capire se sarà recuperata prossimamente in altra data per la gioia dei tanti fedeli e pescatori. Quest’anno il motopeschereccio sorteggiato per ospitare il simulacro Mariano è stata l’imbarcazione “Cristina” del comandante Vito Martilotti. Tuttavia, nella processione via terra della Madonna non sono mancate preghiere oranti, saluti, applausi e fuochi e un piccolo fuori programma, causa una burrasca di pioggia per cui è stata necessaria una piccola sosta. Solerti i portatori della statua nel coprire l’effige con un telo per non farla bagnare. Al ritorno in chiesa le celebrazioni sono state completate da supplica e benedizione. A margine dei festeggiamenti civili il caratteristico spettacolo dei fuochi d’artificio. “Santissima Maria della Neve – Patrona del borgo di Schiavonea” ha magnetizzato i propositi, l’amore e le ansie di tanti, alla ricerca di conforto, come solo una Mamma sa e può fare.