
di Cristian Fiorentino
Pacato, deciso e saggio. Questa l’impressione espressa dal nuovo CT della Nazionale Italia di Calcio Rino Gattuso nella presentazione ufficiale avvenuta a Roma, giovedì mattina 19 giugno, presso l’Hotel Parco dei Principi a Roma.
L’allenatore calabrese e coriglianese, nella prima conferenza stampa da CT, è stato accompagnato dal presidente Gabriele Gravina e dal capo delegazione azzurro Gigi Buffon. Il pres. della Figc G. Gravina presentando il nuovo tecnico della Nazionale maggiore ha asserito: «Sono fermamente convinto della scelta sotto il profilo tecnico perché ci sono testimonianze delle sue qualità e sono altresì convinto che sarà l’uomo giusto dei risultati.

Conosce il calcio italiano e la mentalità dei calciatori e la pressione mediatica avendo vissuto in piazze piuttosto calde come Milano e Napoli ma senza dimenticare l’ottimo lavoro fatto a Pisa con i giovani in Lega-Pro, da me molto apprezzato. La scelta di Rino non è stata dettata solo dal cuore ma convinta perché è un allenatore che sa cosa significa indossare la maglia azzurra, che non ha paura di assumersi delle responsabilità e che soprattutto ha sempre dimostrato di mettere il gruppo davanti a tutto. Come federazione daremo il nostro massimo supporto per aiutarlo a costruire un gruppo coeso, coraggioso e ambizioso. Il suo compito sarà difficile ma allo stesso tempo affascinante con la finalità di riportare entusiasmo, identità e risultati. Ti affidiamo con orgoglio la guida della Nazionale e ti facciamo gli auguri di buon lavoro da parte di tutta l’Italia del calcio». Il pres. G. Gravina per l’occasione ha illustrato anche tutte le altre linee guida della Figc, le novità e relative figure introdotte: «Un grazie per gli straordinari risultati ottenuti va alle attività del Club Italia e a tutte le Nazionali giovanili, per cui ringrazio Maurizio Viscidi per l’ottimo lavoro che sta svolgendo, e i trionfi storici dell’Under 17 e per aver conseguito per la prima volta il premio Burlaz. Rivolgo i complimenti per gli enormi risultati anche alla Nazionale femminile under 19 qualificata al campionato del mondo e alla Nazionale maggiore rosa in partenza per l’Europeo.

Abbiamo pensato, tuttavia, di dare corso dopo un anno di confronto con Cesare Prandelli ad un progetto specifico che sarà coadiuvato da due ex campioni del mondo come Simone Perrotta e Gianluca Zambrotta. Entrambi si caleranno nella realtà del nostro calcio e svilupperanno l’idea e la capacità tecnica a partire dai vivai secondo un rapporto stretto e di coordinazione sia al settore giovanile che al settore tecnico con grandissimi vantaggi per tutto il Club Italia. Progetto di grande interesse e sviluppo che viaggerà autonomo e in parallelo con quello che guidato dal CT Rino Gattuso. Sono contento che all’interno di questa visione unica collaboreranno anche Leonardo Bonucci e Andrea Barzagli, due nostri tecnici federali, come prospetto innovativo e di prospettiva. Tutti uomini con una precisa identità e che hanno indossato la maglia azzurra e sanno il valore di quella maglia affinché si possa riscoprire e continuare a diffondere questo senso di appartenenza». A seguire è toccato al neo CT Rino Gattuso pronunciarsi che ha dapprima ringraziato il pres. G. Gravina per le belle parole espresse e l’amico e capo delegazione Azzurra Gigi Buffon per la fiducia: «E’ un sogno che si avvera e spero di essere all’altezza. So che il compito non è facile ma di facile nella vita non c’è nulla. Io e il mio staff sappiamo che c’è tanto da lavorare ma c’è anche la consapevolezza di poter esprimere un grandissimo lavoro. C’è poco da dire, c’è da lavorare, c’è da andare in giro a parlare ed entrare nella testa dei giocatori, riuscendo a trasmettere cose positive. Sento dire da tanti anni che non c’è talento e non abbiamo giocatori ma i giocatori ci sono ma bisogna solo metterli nelle condizioni migliori per farli esprimere. Spero insieme al mio staff di dimostrare e fare un buon lavoro con l’obiettivo di riportare l’Italia ai Mondiali perché per noi, per il nostro calcio e per la nostra Nazione è fondamentale.

C’è bisogno di entusiasmo, di stare insieme e nei momenti di difficoltà di essere uniti. Ho ben chiaro quello che bisogna fare bandendo le negatività. Chi viene a Coverciano deve venire con grande entusiasmo consapevole di far parte di una famiglia. Il concetto famiglia è l’aspetto più importante perché i moduli, la tecnica e la tattica vengono dopo. Ora la priorità è ritornare a quel gruppo e a quella mentalità che per tanti anni ci ha contraddistinto nel mondo. Sono convinto che i giocatori che abbiamo in questo momento sono importanti perché abbiamo cinque calciatori che nei loro ruoli rappresentano i calciatori più forti nel mondo. Abbiamo una squadra forte con dei valori ma ripeto dobbiamo pensare da squadra e non da singoli. Quando Gigi Buffon e il presidente G. Gravina mi ha chiamato non esitato un istante ma consapevole che c’è da lavorare tanto con la cognizione che abbiamo le doti per raggiungere l’obiettivo. Il dato dei giocatori stranieri e italiani che hanno giocato nell’ultimo campionato italiano deve farci riflettere. Così come bisogna evidenziare che nel settore giovanile azzurro è stato fatto un grandissimo lavoro ma dopo l’under 19 i giocatori si perdono un po’ per strada. Quest’anno all’Hajduk Spalato giocavo con 2005, 2006, 2007. Anche noi dobbiamo dare la possibilità ai nostri giovani di farli crescere e di avere più materiale umano a disposizione. La maglia della nazionale è pesante e non è semplice e la paura non deve esistere. Spero di far cambiare idea anche a La Russa e di raggiungere l’obiettivo che abbiamo tutti in testa.

La mia figura da calciatore è nota a tutti ma da allenatore penso che le mie squadre abbiano espresso un buon calcio. Oggi, ad esempio, vedo il calcio in maniera diversa da quando giocavo e oggi, per i casini che facevo in campo, non farei giocare un Gattuso nella mia squadra. Non servono solo cuore e grinta ma mi piace aggiornarmi e parlare di calcio e sviluppare il calcio che mi piace. Il calcio è cambiato e bisogna entrare nella testa dei calciatori e saper parlare con loro. I calciatori oggi sono più professionisti di quello che eravamo noi ma fanno più fatica a fare gruppo. Nella mia carriera da mister ho sfiorato la Champions con Napoli e Milan, in Croazia con una squadra di giovani ho sfiorato il titolo. Il successo per me non è solo chi vince ma bisogna valutare il lavoro alle spalle e penso che in questi anni qualcosa di buono ho fatto. Il lavoro da Ct sarà diverso, la quotidianità sarà diversa fatta di viaggi, treni, aerei e incontri con i giocatori e visionare le partite dei calciatori della nazionale. Quello che mi ha detto realmente Marcello Lippi non posso dirlo ma lo lascio intuire (parafrasando “simpaticamente” la parola CT). Scherzi a parte, spero di riuscire a fare quello che ha fatto Marcello ossia creare quell’alchimia nello spogliatoio e forgiare quel senso di appartenenza.

I tempi sono cambiati e bisogna entrare nella testa dei giovani e andare incontro a loro, ascoltarli per farli esprimere al massimo. Dobbiamo schierare una squadra che crea gioca e che faccia male agli avversari, al di là di tutto. Per essere credibili, i convocati devono venire e vivere Coverciano e stare insieme nonostante acciacchi o altro. Dovremo dirci le cose in faccia e aiutarci fuori e dentro dal campo perché solo così si potrà crescere. Ho parlato con trentacinque calciatori in questi giorni ma, nonostante le caratteristiche singole, bisogna far parlare il campo perché le porta della Nazionale saranno aperte per tutti. Dobbiamo essere bravi a reagire per uscire fuori da questa attuale fase consapevoli che non abbiamo tanto tempo per i cambiamenti. Ringrazio Luciano Spalletti perché è un maestro, un professionista ed ho grande stima di lui anche per il lavoro fatto con la Nazionale. Voglio vedere i giocatori andare a cento all’ora anzi a mille all’ora e che lavorino con impegno e serietà.

Mi sento responsabile con tanti pensieri, stress e spero che Dio mi dia la forza di fare le cose in modo giusto. Prometto impegno e passione per tutto quello che faremo. L’importante sarà il noi e non l’io. Tanti i messaggi di stima che sono arrivati- ha concluso R. Gattuso- ma quando hai due genitori che hanno una certa età e sentirli emozionati per l’opportunità che mi ha dato la Federazione è stato un momento di gioia». Particolare il pensiero alla domanda sulle sue origini contornato da un consiglio alle nuove generazioni: «Io non devo dare nessuna lezione di vita a nessuno ma penso che la Calabria sia una terra incredibile dove ho trascorso la bellissima mia infanzia. Quando sentito l’inno chiudevo gli occhi e sentivo mia mamma dal balcone che mi chiamava mentre giocavo partite infinite. Ai giovani della mia terra dico di seguire la strada dello studio ed essere persone perbene. La nostra è una terra incredibile e speriamo di far emergere solo cose positive». Particolare anche la risposta di Gigi Buffon ad un cronista sul R. Gattuso allenatore: «Ogni volta che da giocatore con la Juve incontravamo le squadre allenate di Rino avevamo sempre grandi difficoltà ad affrontarle. Avevi l’idea che dietro a quell’avversario ci fosse identità, razionalità e grande lavoro. In campo percepivi subito la mano di un allenatore capace. Rino aveva e ha un tratto contraddistinto, predominante e naturale perché è un generoso, un determinato e un combattivo ma è anche un signore che allena da 12 anni con esperienze in tutta Europa e con il desiderio sempre di evolversi. Ecco perché chi deve prendere certe decisioni deve fare altri ragionamenti completamente diversi e non ragionare per etichette».