
di Cristian Fiorentino
A Schiavonea consueta carovana di fedeli anche nel secondo sabato di pellegrinaggio in devozione della Madonna. La parrocchia “Santa Maria ad Nives”, gremita in ogni ordine, ha accolto i tanti fedeli di ogni età arrivati anche dal centro storico, dallo scalo e dalle altre frazioni coriglianesi.
La maggior parte giunti a piedi e in cammino fin dalle prime luci dell’alba recitando il Santo Rosario. Nella chiesa del borgo marinaro il parroco Padre Davide Perdonò ha benedetto tutti i pellegrini presenti prima della Santa Messa. Celebrazione Eucaristica, preceduta dal S. Rosario e dai canti Mariani, iniziata alle ore 6:30 nonché accompagnata dalle melodie intonate del coro parrocchiale e assistita dai ministranti. Prima della liturgia lo stesso parroco ha evidenziato come “Dopo tanto camminare sia necessaria la sosta presso l’Eucaristia”. I passi e i chilometri macinati dai pellegrini sono simbolo di voti e preghiere ma soprattutto della devozione alla Madonna, nel mese dedicato dalla tradizione Cristiana alla Santa Vergine.

Anche questa volta tanta era la partecipazione nella chiesa schiavoneota che molti hanno seguito la celebrazione anche dal sagrato. Padre D. Perdonò nella sua omelia prendendo spunto dalla Parola delle letture e del Vangelo ha asserito: «La parola di Dio di oggi ci viene incontro perché ci indica “Una Chiesa in Cammino con il Suo Signore”. Il pellegrinaggio, infatti, vuol dire essere orientati e guidati da Gesù Cristo. Per noi questo deve essere importante perché il pellegrinaggio somiglia un po’ alla nostra vita e alla nostra realtà. Compiere un pellegrinaggio è caratterizzato da due aspetti importanti: farsi delle domande e cercare delle risposte ma con la consapevolezza che da soli non possiamo risponderci. Ecco l’importanza di muoversi verso un santuario o un luogo Santo per ambire verso quello che noi riteniamo la fonte della Sapienza che è Dio. Mettersi in cammino dovrebbe essere mosso dalle vostre domande e esigenze, dal desiderio di conoscere ma anche dalla consapevolezza che solo Dio può aiutarci a capire e comprendere tutto ciò. Non sempre, però, la parola del Signore a noi è gradita anche se noi la cerchiamo e la desideriamo. Certe volte, tuttavia, anche noi la rifiutiamo perché questa Parola è troppo dura. Siamo noi che abbiamo difficoltà ad accettarla. Accogliere la Parola di Dio significa che io la ritengo vera e quindi la devo vivere e di conseguenza la mia vita deve cambiare. Se non cambia però, non ha significato perché forse cercavo una Parola a me comoda. Come ci ricorda il Vangelo di oggi Gesù sapeva che molti lo seguivano ma non tutti credevano in Lui. La stessa cosa che succede a noi oggi che siamo qui dicendo di avere Fede. Di fronte alla parola di Dio e alla conversione e ad un Amore che ci porta alla Misericordia e al Perdono, noi spesso diciamo di no asserendo che non crediamo. Anche la Prima Lettura ci parla di una guarigione nei confronti di una donna di Fede da parte di Pietro. Ormai defunta la donna, gli apostoli si recano sul posto e avviene il Segno grande della guarigione. I Segni si compiono, come di ricorda Paolo, in nome di Gesù perché la vita del credente si fonda sulla Parola del Cristo e il credente annuncia il Cristo e non sé stesso. Papa Leone XIV, nel suo discorso post elezione, ci ha ricordato che bisogna riportare Gesù al centro e non farlo diventare un supereroe ma riconoscerlo come Figlio. Esprimere la nostra Fede in quel Dio che deve trascendere non solo nel sociale ma anche rivolta verso di Lui. E sempre la Prima Lettura nel passaggio dove gli apostoli, sanno della notizia della donna, e vanno immediatamente ci indica la volontà dell’incontro. Anche Gesù viaggia e vuole incontrare gli altri così come la Chiesa è chiamata ad uscire per andare in quei luoghi dove c’è bisogno della Parola. In un testo leggevo “Dove mancano gli apostoli e dove i Cristiani non hanno il coraggio di annunciare o non annunciano in quel luogo c’è l’assenza di Dio”. Abbiamo una responsabilità grande come i discepoli che vanno per stare vicino e per dare parole di Speranza. La nostra vita non si può ridurre al culto ma la nostra Fede è un cammino che desidera incontrare il Signore. Dinanzi alla malattia, alla morte ci spaventiamo, la rifiutiamo o interroghiamo Dio. Maria come Madre, invece, ci viene donata perché Lei quando riceve l’Annuncio che sarebbe stata la Mamma di Gesù cambia la sua vita. Grazie alla Parola cambiano i progetti della sua esistenza e questo è un grande atto di conversione. Anche noi dobbiamo cambiare modo di ragionare, di vedere la vita e di relazionarci tra di noi. Quando Maria dice il suo Si accetta tutto così come sul calvario dove non grida, non si dispera e non dice una parola ma accompagna il Figlio con lo sguardo. Non si oppose perché accogliendo l’annuncio dell’Angelo ha capito che la sua vita sarebbe cambiata ed era profondamente legata al Figlio. E anche quando Gesù ricorda a Maria e Giuseppe che “Lui deve occuparsi delle cose del Padre Suo” Maria non risponde. Maria Lo accompagna anche sotto la Croce e contempla il dolore e la sofferenza ma anche l’Amore del Figlio verso coloro che il Figlio gli ha affidato che siamo anche noi. Ecco perché Maria è Madre perché quando guarda noi vede il Figlio. Noi recitiamo il Padre Nostro perché siamo figli nel Figlio. Senza Gesù non potremmo dire il Padre Nostro. Contemplando Maria possiamo chiederLe le nostre grazie e Lei intercederà presso il Figlio». A corredo della Celebrazione Eucaristica, dopo la benedizione conclusiva, declamata anche la preghiera alla “Madonna della Schiavonea”, la cui statua è esposta in chiesa in questo mese. Lo stesso parroco, inoltre ha ricordato che il limitrofo e storico santuario consacrato alla “Madonna della Schiavonea” in questo Anno Santo del “Giubileo della Speranza, è luogo giubilare, come indicato dall’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Secondo le indicazioni della Chiesa ossia applicando la confessione sacramentale, la comunione Eucaristica e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice, passando la porta del santuario della “Madonna della Schiavonea” si sono possono lucrare le Indulgenze Plenarie per sé o i propri cari defunti. L’appuntamento con pellegrini e fedeli, presso la parrocchia “Santa Maria ad Nives”, è per sabato 17 maggio per il terzo sabato del mese di maggio Mariano.